Sprechi alimentari: i rifiuti rappresentano risorse da sfruttare
L’Italia al settimo posto della classifica europea: sono 164 i kg di cibo pro-capite che vengono sprecati ogni anno nel nostro paese; 180 la media di quelli sprecati in Europa. I dati dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, aiutano a mettere meglio a fuoco il fenomeno. Solo con gli sprechi alimentari generati nel nostro paese potrebbero essere sfamate 44 milioni e mezzo di persone. Preoccupanti i dati anche a livello mondiale. Secondo le stime dell’organizzazione, infatti, ogni anno si perde o si spreca lungo la filiera un terzo della produzione mondiale di cibo; un valore che, se si considera solo la frazione commestibile, è approssimabile a 1,3 miliardi di tonnellate.
Gli scarti alimentari rappresentano però un’importantissima risorsa. Essi possono essere trasformai in proteine e zuccheri utili per la produzione di ingredienti alimentari, nutraceutici e mangimi animali. Ma la lista dei possibili impieghi degli scarti alimentari è più lunga e include le bioplastiche e energia sotto forma di biogas. Polifenoli, pectine e fibre, utilizzabili in nutraceutica e cosmetica sono invece ricavabili dagli scari di uva e arance.
Ma i rifiuti potrebbero rivelarsi anche un’importante opportunità per contenere e ridurre uno dei più gravi problemi degli ultimi anni: la disoccupazione. Secondo fonti dell’Unione europea, entro il 2030 con il riciclo dei rifiuti al 70% e lo smaltimento in discarica al 5%, grazie all’economia circolare potranno essere creati 580 nuovi posti di lavoro.
Nei laboratori di ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, un team di ricercatori italiani è al lavoro per ottimizzare al massimo il riutilizzo degli scarti alimentari. L’Agenzia vanta impianti pilota o dimostrativi per migliorare la sostenibilità delle diverse fasi produttive e la qualità dei processi agroalimentari.
Vale la pena di menzionare, tra i principali successi ENEA, il brevetto per la trasformazione delle acque di scarto della lavorazione delle olive in prodotti per la conservazione degli alimenti o in antiossidanti ricchi di polifenoli. Partendo dagli scarti, l’Agenzia è inoltre in grado di realizzare nuovi prodotti ad alto valore aggiunto come prodotti delattosati per i consumatori intolleranti e a basso contenuto di sostanze allergizzanti, vino de-alcolato, latte d’asina reidratato per uso cosmetico e farmaceutico, oli essenziali e molecole antiossidanti benefiche per la salute umana e da utilizzare anche nel biocontrollo.
L’Agenzia non è solo alla ricerca di soluzioni volte al riutilizzo dei rifiuti, ENEA lavora attivamente anche sul fronte opposto, quello della riduzione della produzione dei rifiuti. Attraverso lo studio dei profili genomici, microbiologici, organolettici e aromatici l’ENEA è attiva nello studio per allungare la shelf life degli alimenti, mantenendone le proprietà organolettiche e prolungandone i tempi disponibili per il consumo.
Nicola Colonna, responsabile del Laboratorio Sostenibilità, qualità e sicurezza delle produzioni agroalimentari dell’ENEA, commenta così il processo di ricerca che potrebbe portare i rifiuti a diventare vere e proprie risorse: “Stiamo parlando di nuovi percorsi di sviluppo attraverso il recupero e la valorizzazione degli scarti di produzione. Infatti dagli scarti si possono ottenere diversi prodotti e sfruttare queste potenzialità è indispensabile oltre che per l’ambiente anche per l’efficienza ed economicità del prodotto finale: occorre infatti pensare al riutilizzo come a una cascata dove dallo scarto si ottengono prima composti ad alto valore aggiunto e poi via via quelli a valore minore fino ad arrivare al biogas”.
Fonte: ENEA