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Export agroalimentare: possibile disgelo tra Russia e Italia

Export agroalimentare: possibile disgelo tra Russia e Italia

Fiducia tra gli esportatori di prodotti agroalimentari italiani. Il recente incontro a Mosca tra il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e il premier russo, Vladimir Putin, potrebbe segnare la ripresa degli scambi con uno tra gli storici partner commerciali italiani.

Dopo 2 anni e otto mesi dall’embargo totale deciso nei confronti di importanti prodotti agroalimentari in risposta alle sanzioni statunitensi ed europee, riparte il dialogo con la Russia e si stanno creando le premesse per chiudere una guerra commerciale che ha provocato, secondo quanto stimato dalla Coldiretti, una perdita complessiva di oltre 10 miliardi per il Made in Italy in termini di esportazioni.
Il settore agroalimentare è stato, fino ad ora, quello più colpito dall’embargo totale sancito dalla Russia. Negli ultimi dieci anni, le esportazioni Made in Italy verso la Russia non erano mai state così basse.
Le sanzioni sono state imposte dall’Unione Europea nei confronti della Federazione Russa che non ha ancora provveduto ad applicare pienamente gli accordi di Minsk. Le sanzioni economiche furono varate a seguito dell’annessione della Crimea e la destabilizzazione del Donbass, la regione orientale dell’Ucraina terreno di scontro fra esercito e filorussi.
La Russia, in risposta alle misure punitive, applica dal 7 agosto 2014 un embargo totale, limitando di fatto l’ingresso nei propri territori di verdure, formaggi, carni, salumi e pesci, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. Le dure conseguenze di questa guerra commerciale si fanno tanto più evidenti se si considera che, nei cinque anni precedenti al blocco, le esportazioni agroalimentari italiane verso il paese guidato da Putin erano più che raddoppiate (+112%).
Tra le conseguenze negative delle sanzioni vi è stata anche l’inarrestabile crescita del falso Made in Italy. Salame Italia, mozzarella “Casa Italia”, insalata “Buona Italia”, Robiola “Unagrande”, mortadella Milano e Parmesan sono solo alcuni dei prodotti taroccati e realizzati rigorosamente in Russia. Alle perdite dirette dovute alle mancate esportazioni italiane in Russia, vanno quindi aggiunte quelle indirette causate dal danno d’immagine e di mercato subite dalla diffusione sul mercato russo di prodotti contraffatti ben lontani dagli standard qualitativi del vero Made in Italy.
Perdite anche per il settore della ristorazione italiana che, a causa della mancanza di numerosi ingredienti originali, ha visto la scomparsa di molti piatti dai menù dei ristoranti russi.
“Ancora una volta il settore agroalimentare è divenuto merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”, ha commentato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che continua “si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea che è importante riprendano la via del dialogo”.

Fonte: Coldiretti

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