Food News

Crollo delle semine di grano: a rischio la pasta italiana

Crollo delle semine di grano: a rischio la pasta italiana

Nel 2016 le semine di grano sono crollate a -7,3%, per un totale di circa 100 mila ettari coltivati in meno.

Il problema, diffuso su tutto il territorio nazionale, è dovuto dal taglio dei prezzi pagati agli agricoltori che sono inferiori agli stessi costi di produzione. Gli effetti di questo fenomeno, però, non incideranno solo sulle produzioni di vera pasta italiana; ma su un intero settore economico che da’ lavoro a milioni di italiani e che vale oltre 4,6 miliardi di euro.

Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti, il Nord-est è l’area maggiormente colpita dal crollo delle semine con un -11,6% di produzione in meno; seguono il Sud e le Isole con un calo del -7,4% e il Centro con -5,4%. Ma, considerato che in Puglia e in Sicilia si concentrano la metà delle coltivazioni nazionali, è il calo che ha colpito il Mezzogiorno a suscitare maggiori apprensioni.

Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti ha così commentato gli allarmanti dati: “in pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”.

Con il Canada che rappresenta il principale paese esportatore di grano duro in italia, la prossima entrata in vigore del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo che favorisce gli scambi commerciali tra gli Stati membri dell’Unione e il Canada, la situazione potrebbe addirittura peggiorare. Il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori è infatti la diretta conseguenza di una concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi usato per la produzione di pasta venduta come italiana.

Essenziale proteggere il vero Made in Italy

Occorre quindi, secondo la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, accelerare i tempi sul provvedimento che renderà obbligatorio segnare in etichetta l’origine del grano. Lo schema di decreto, condiviso dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato inviato ad inizio gennaio alla Commissione Europea a Bruxelles.

Il decreto prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia indichino, obbligatoriamente, sia il paese d’origine di coltivazione del grano che il paese di molitura dello stesso. Per i prodotti coltivati o molinati nei territori di più paesi si potrà utilizzare le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE e NON UE. In particolare, nel caso in cui più della metà del grano sia coltivato in Italia si adotterà la forma “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

“L’obiettivo comune deve essere – prosegue Moncalvo – quello di lavorare per una veloce approvazione poiché solo in questo modo sarà possibile smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo, valorizzando il prodotto nazionale e invertendo la tendenza già a partire dalla prossima campagna di semina”.

Fonte: Coldiretti