La Commissione europea richiama l’Italia per il troppo smog
Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Toscana e Sicilia. È in queste sette regioni italiane che sono distribuiti i 15 agglomerati urbani sotto accusa per aver superato i limiti di emissioni di biossido di azoto (NO2) fissati dall’Unione Europea.
Non sorprende quindi la notizia che la Commissione europea porterà avanti la procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia nel maggio del 2015 per il superamento dei limiti stabiliti dalla direttiva europea 2008/50 relativa alla qualità dell’ ambiente e per un’aria più pulita in Europa.
La sanzione, che alcune fonti stimano in diverse centinaia di milioni, potrebbe sembrare più che motivata se si considera che l’Italia è il terzo stato europeo per violazioni quanto a giorni vissuti oltre la soglia massima. Il nostro paese è superato solo da Polonia e Bulgaria.
Secondo stime elaborate dall’Agenzia europea dell’Ambiente la polveri sottili e il biossido d’azoto hanno portato, solo nel 2013, a prematura morte circa 88 mila esseri umani. La correlazione fra la qualità dell’aria e i decessi prematuri è riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Risulta essere in netto contrario con la tendenza del nostro paese la recente notizia che da quest’anno, nei Paesi Bassi, tutti i treni elettrici del paese saranno alimentati, esclusivamente, tramite l’energia eolica. Negli ultimi anni, in Olanda, sono stati realizzate decine di parchi eolici che hanno permesso di potenziare notevolmente il sistema di approvvigionamento di energia.
Clima ed energia: i successi dell’Unione europea
Ma i Paesi Bassi non sono un’eccezione. L’Unione europea, in complesso, continua a compiere grandi progressi verso la realizzazione degli obiettivi fissati in materia di clima ed energia per il 2020
È infatti già stato raggiunto l’obiettivo fissato al 2020 per quanto riguarda il consumo di energia finale. Stessa cosa vale per le emissioni di gas a effetto serra: già nel 2015, erano del 22% inferiori rispetto ai livelli registrati nel 1990.
L’Unione risulta essere sulla buona strada anche nel settore delle energie rinnovabili. Sulla base dei dati del 2014 la quota di energie rinnovabili ha raggiunto il 16% del consumo unionale lordo di energia finale.
“L’Europa è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi al 2020 in materia di clima ed energia. Nonostante l’attuale incertezza geopolitica, l’Europa prosegue speditamente nella transizione verso l’energia pulita. Non ci sono alternative. E i fatti si commentano da soli: le energie rinnovabili sono ora più competitive e talvolta più a buon mercato dei combustibili fossili, danno lavoro a oltre un milione di persone in Europa, attraggono maggiori investimenti rispetto a molti altri settori, e hanno ridotto di 16 miliardi di euro la nostra fattura per le importazioni di combustibili fossili. Gli sforzi dovranno essere mantenuti ora che l’Europa e i suoi partner si impegnano a guidare la corsa mondiale verso un’economia più sostenibile e competitiva.” commenta Miguel Arias Cañete, Commissario per l’Azione per il clima e l’Energia, dell’Unione europea.
Fonti: Commissione europea, Repubblica; La Stampa