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Acquacoltura: tra aumento dei consumi e sostenibilità

Aumento dei consumi e sostenibilità: le opportunità e le sfide dell’acquacultura

È in aumento, nel nostro paese, il consumo dei prodotti ittici. Con 26 kg pro capite, il mercato del pesce è solo recentemente tornato ai livelli attestati prima della difficile crisi economica che ha fortemente inciso sul potere d’acquisto dei consumatori.

 

I consumi, però, sono in aumento in tutto il pianeta. Si stima che per il 2030 la popolazione terrestre potrebbe raggiungere la cifra record di 10 miliardi di abitanti; questo dovrà di conseguenza comportare un deciso aumento della produzione di proteine. Il mare non potrà sostenere questi ritmi di crescita. In Italia, ad esempio, l’80%del pesce consumato è importato e per numerose specie marine e già stato raggiunto il limite fisiologico di cattura in mare. L’acquacoltura, quindi, rappresenterà sempre più uno strumento fondamentale per sfamare miliardi di persone.

 

Sembra ragionevole, che già oggi, a livello globale, acquacoltura sia uno dei settori alimentari maggiormente in espansione. Superando la pesca tradizionale come fonte di prodotti ittici presenti sul mercato, nel 2016 acquacoltura è cresciuta del 5%. Si stima che, lo scorso anno, sulle tavole di tutto il mondo siano arrivati 10,9 kg di pesci da allevamento a testa, conto i 9,7 kg provenienti dalla pesca.

 

Se è dunque vero che in futuro consumeremo sempre più pesce, risulta essenziale promuovere e potenziare questo settore produttivo che aiuta a ridurre le pressioni sulle riserve naturali marine, viene incontro alle richieste alimentari mondiali e permette, almeno in teoria, di consumare prodotti più controllati.

 

L’Unione europea, ottavo produttore mondiale di pesce, riconosce il ruolo fondamentale di questo settore produttivo e finanzia, già da qualche anno, Diversify, progetto che prevede l’espansione dell’industria europea acquacoltura. In particolare, attraverso l’ambizioso progetto, si punta a sviluppare sei specie d’allevamento per il mercato: l’ombrina bocca d’oro, la ricciola, la cernia di fondale, l’ippoglosso, il cefalo e il lucioperca.

 

Anche nel nostro paese si cerca di seguire la stessa strada tracciata dall’Unione. Con il Piano nazionale dell’Acquacultura è stato posto un nuovo coraggioso traguardo: si punta ad incrementare la produzione di pesce proveniente da allevamento del +38,7% entro il 2025.

 

Risulta però fondamentale prevedere degli strumenti che garantiscano un maggiore sostenibilità di questo sistema produttivo. A causa del rapido aumento dell’acquacultura intensiva, negli ultimi anni, in diverse zone del nostro pianeta, sono stati causati gravi danni agli ecosistemi costieri e alle economie locali. Senza dubbio, tra le conseguenze più gravi di uno sviluppo incontrollato dell’acquacultura rientra la crescita caotica di alghe. Il fenomeno, mortale per alcune specie marine, è in grado di contaminare alcune specie di molluschi. Altri fenomeni correlati sono il rilascio di un’impressionante quantità di rifiuti organici e di acque tossiche.

Fonte: La Stampa