Il Vertical farming rivoluzionerà il mondo dell’agricoltura
Il futuro dell’agricoltura potrebbe essere verticale. A ribadirlo con fermezza è stato Dickson Despommier, padre del vertical farm, che il 26 gennaio ha aperto la sessione sulle fattorie verticali ad AquaFarm, a Pordenone.
La forte crescita della popolazione mondiale obbliga politici e scienziati ad un’attenta riflessione su come, un giorno, gli esseri umani vedranno soddisfatti i loro bisogni nutrizionali. Despommier, ex docente della Columbia University, giura che la soluzione da lui ideata potrebbe rappresentare un passo decisivo verso la soluzione del problema.
L’idea è nata quando Despommier, professore di microbiologia in pensione, si è confrontato con alcuni studenti che avevano iniziato a studiare tetti verdi. Da lì l’innovativa invenzione: realizzare lo stesso concetto su più livelli avrebbe garantito una maggiore efficienza. “Garantire cibo a un numero sempre maggiore di persone e allo stesso tempo riuscire a coltivare prodotti sani e sicuri, senza uso di pesticidi e fertilizzanti, nel rispetto dell’ambiente, è lo scopo ultimo delle vertical farm” afferma Despommier.
Secondo Despommier, ad esempio, sarebbero necessari circa 50 edifici di 30 piani con una base di mezzo isolato per assicurare alla numerosissima popolazione di New York la metà del fabbisogno di proteine necessarie.
I vantaggi del vertical farming
I vantaggi di questo tipo di agricoltura sarebbero innumerevoli. Coltivando su più livelli, il vertical farming permette di ridurre sensibilmente il consumo di suolo. L’interessante trovata consente, inoltre, di evitare alcune delle principali problematiche legate all’agricoltura: l’impoverimento del suolo, la perdita di minerali e il dilavamento che porta in mare un alto numero di sostanza nocive. Nel vertical farming, che adotta un tipo di coltura detta idroponica, le piante vengono coltivate in una soluzione di acqua e minerali. I consumi d’acqua, che può essere riutilizzata più volte, possono essere ridotti fino al 90% rispetto all’agricoltura tradizionale. La produttività, invece, aumenta fino al 20%. Infine la tecnica, che consente di coltivare durante tutto l’anno, permette di ottenere cibi più sani per l’assenza di pesticidi e fertilizzanti.
I costi delle fattorie verticali
I più scettici hanno però mosso alcune critiche a questo innovativo sistema di coltivazione che presenterebbe, sia dal punto di vista economico che da quello energetico, costi molto alti. Alcuni trovano un vero controsenso costruire nuovi edifici con il solo scopo di fare agricoltura, ma destano ancora più dubbi le necessità energetiche di questo tipo di coltivazione. Organizzando le piante su più livelli, le vertical farms richiedono, infatti, l’impiego di illuminazione artificiale.
Le prime applicazioni
L’idea ha già trovato applicazione in diversi paesi. È possibile trovare i primi prototipi di fattorie verticali in Corea del Sud, in Giappone e in Olanda. L’ex docente si dice sicuro del successo della tecnica: “Sono certo che si dimostrerà un business redditizio. Gli esempi che iniziano ad arrivare da varie parti del mondo sono indicativi. Ho visitato la struttura in Corea e mi sembra che abbia tutte le carte per diventare un successo economico. E quello che stanno facendo in Olanda sta già funzionando: massimizzando la produzione si riequilibrano i costi”.
Nel nostro paese il vertical farming è ancora in fase di sviluppo e un primo prototipo realizzato da Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è stato presentato durante Expo2015.
Fonte: Il Sole 24 Ore, La Stampa, ENEA