Aumenta il consumo di bevande alcoliche tra i giovani italiani
Sono in aumento nel nostro Paese i consumi di bevande alcoliche, soprattutto tra i giovanissimi. Il dato è stato diffuso attraverso il Report elaborato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS e presentato in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2017.
L’incremento del consumo pro-capite è coerente con quanto emerso a seguito della rielaborazione dei dati ISTAT. Secondo il celebre Istituto di statistica, infatti, nel corso del 2015 il 64,5% degli italiani con più di 11 anni di età (pari a 35 milioni e 64 mila persone) ha consumato almeno una bevanda alcolica, con una prevalenza notevolmente maggiore tra i maschi (77,9%) rispetto alle femmine (52,0%). I dati evidenziano, inoltre, una rilevante costante dei consumi al di fuori dei pasti (nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%) e dei consumatori occasionali (dal 38,6%del 2014 al 42,3% del 2015).
“I nuovi modelli del bere proposti dal marketing e dalle mode sostenute negli anni da strategie di mercato sono una realtà ben evidenziata in tutta Europa. L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nord-europee – commenta Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS che elabora i dati per la Relazione al Parlamento del Ministro alla Salute appena pubblicata – tuttavia, grazie a importante campagne di sensibilizzazione, si è già incominciata a verificare tra i giovani la sostituzione di queste abitudini con alternative culturali più salutari e socializzanti ad esempio legate al fitness o al cibo”.
Nel 2015, il fenomeno del binge drinking, cioè il consumo di eccessive quantità (convenzionalmente 6 o più bicchieri di bevande alcoliche) in una sola occasione al fine di ubriacarsi in modo intenzionale, ha coinvolto un elevato numero di giovani. L’11 % dei ragazzi e poco più del 3 % delle ragazze di età superiore a 11 anni sarebbero infatti binge drinkers. La fascia di età più rappresentativa è composta da giovani tra i 18-24enni.
Gli uomini superano significativamente le donne in ogni classe di età, ad eccezione degli adolescenti e dei minori per i quali la forbice si restringe accomunando i pari in termini di rischio. Si tratta di un dato paradossale se si considera che proprio per questa fascia di età sarebbe attesa una frequenza pari a zero. Nel nostro paese vige infatti il divieto alla vendita e alla somministrazione di bevande alcoliche al di sotto 18 anni.
Le stime dei consumatori a rischio, elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità, fanno emergere una vasta platea d’intervento orientato all’identificazione precoce per quasi 8.500.000 individui che sono considerati consumatori a rischio. Circa il 23% degli uomini e il 9% delle donne di età superiore a 11 anni potrebbero essere ricondotti ad un consumo moderato anche con l’intervento dei medici che possono suggerire nuovi stili di vita.
“Dei circa 6.000.000 di consumatori rischiosi di bevande alcoliche e dei 2.500.000 di consumatrici a maggior rischio che nel 2015 non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica riguardo alle quantità da non superare nel consumo di bevande alcoliche, circa 710.000 seguono modalità di consumo che hanno già procurato un danno all’organismo o un’alcoldipendenza – conclude Scafato – Si tratta di pazienti che si trovano in necessità di un trattamento che oggi è fornito a poco più di 72.000 alcolisti nei 499 servizi alcologici del SSN. La sfida è intercettare il rischio prima che possa evolvere in danno e alcoldipendenza e quindi far salire la quota dei pazienti in carico ai servizi che oggi intercettano poco più del 10 % di quanti avrebbero necessità di cure specifiche”.
Fonte: Istituto Superiore di Sanità, Fondazione Veronesi, Ministero della Salute