Sciolto uno dei più importanti ghiacciai in Italia
Il caldo e la siccità di questa estate hanno fatto sparire il ghiacciaio del Calderone, sul Gran Sasso in Abruzzo, il più a sud d’Europa.
Lo scrivono i gestori del rifugio Franchetti sul loro profilo Facebook e lo confermano le immagini postate dagli alpinisti sui social network.
“Il Ghiacciaio del Calderone non c’è più e la sorgente del rifugio da ieri è ridotta a un filo, cosa mai successa in questi ultimi 30 anni”, dichiara Luca Mazzoleni, storico gestore del rifugio, il più alto d’Abruzzo (2433 metri), sul versante teramano della montagna.
Le foto degli alpinisti locali, scattate il 14 agosto e postate su Facebook, mostrano la conca del Calderone a secco, con qualche minuscola chiazze di ghiaccio e neve.
Il ghiacciaio si trova fra i 2650 e i 2850 metri d’altezza. Per l’alpinista aquilano Paolo Boccabella, “la situazione quest’anno è drammatica: il nevaio è sparito non alla fine dell’estate come gli scorsi anni, ma già a metà agosto”.
“A consumarsi – spiega Scozzafava – è stato soltanto lo strato superficiale di neve, che di solito resiste per tutta l’estate. Sotto il ghiaione rimane uno strato di ghiaccio vivo spesso in media 15 metri, fino a un massimo di 25 nell’inghiottitoio centrale”.
Per il meteorologo, “il nevaio superficiale si consuma completamente d’estate in media una volta ogni cinque anni. Lo ha fatto nel 2001, nel 2007 e nel 2012”. Dal 1992 al 2015 tuttavia, aggiunge Scozzafava, lo strato di ghiaccio sotto i detriti “si è ridotto di quasi 1 metro, passando da 26 a 25 metri”.
Quest’anno sul Gran Sasso è nevicato relativamente poco, salvo l’evento eccezionale del 18 gennaio (quello che ha provocato la tragedia di Rigopiano). La primavera poi è stata secca, e l’estate particolarmente calda ha dato il colpo di grazia al Calderone.
“La sparizione del ghiacciaio ogni cinque anni non è un evento eccezionale – conclude Scozzafava -, ma la situazione va tenuta sotto controllo. Sarebbe allarmante se la cosa si ripetesse tutti gli anni”
Nel gennaio del 2014 nel catasto italiano dei ghiacciai era stato definito un “glacionevato”, cioè una massa di ghiaccio di ridotta superficie e di limitato spessore, che non presenta evidenze di movimento, e che può formarsi nelle fasi di deglaciazione dall’evoluzione di ghiacciai preesistenti.
Il rimpicciolimento del Calderone è un processo che va avanti da moltissimo tempo, ma il ghiacciaio abruzzese, pur nella sua nuova classificazione nel nuovo catasto, sopravvive e resta un “geosito” di alto livello culturale, patrimonio paesaggistico e luogo iconico delle trasformazioni in atto nell’ambiente naturale della montagna.