Via al progetto europeo per ridurre l’impatto ambientale dell’agroindustria
Poco più di un mese fa è stato dato il via a PEFMED, progetto europeo per ridurre l’impatto ambientale del’agroindustria. Puglia e Lombardia le regioni italiane che coinvolte nel progetto, partito ufficialmente il 1 dicembre 2016. La riduzione dell’impronta ambientale e lo sviluppo di innovazioni ecosostenibili per la filiera agroindustriale sono tra i principali obietti del progetto cofinanziato con circa 2 milioni di euro dalla Commissione Europea e coordinato per la parte scientifica da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Al progetto partecipano inoltre il Ministero dell’Ambiente e altri sette partener provenienti da Francia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna.
Il progetto prevede l’adozione, in via sperimentale, della metodologia “Product Environmental Footprint” per misurare l’impatto ambientale di un campione di circa 100 aziende distribuite in nove distretti territoriali europei. Nello specifico, la metodologia elaborata dalla Commissione europea, integrata con indicatori territoriali e socio-economici, permetterà di valutare alcuni fattori correlati alle attività industriali come l’impoverimento delle risorse idriche, la destinazione dei suoli, l’eco-tossicità, il cambiamento climatico, la riduzione dello strato di ozono. Tutte le fasi del processo produttivo saranno quindi analizzate: la coltivazione delle materie prime, la loro lavorazione, il relativo trasporto e utilizzo, smaltimento e riciclaggio.
ENEA sarà supportata nel suo lavoro da Federalimentare, federazione che rappresenta, tutela e promuove l’Industria italiana degli Alimenti e delle Bevande. La federazione, guidata da Luigi Scordamaglia, coordinerà le attività delle sei più importanti federazioni internazionali del settore dell’agroindustria e gestirà le iniziative di comunicazione, trasferimento tecnologico alle aziende e sperimentazione sul campo al fine di ridurre l’impatto ambientale della filiera.
Le analisi realizzate renderanno dunque possibile ottenere informazioni essenziali per stilare una classifica dei prodotti agroalimentari in base al loro impatto ambientale e incentiveranno le aziende produttrici a investire in sostenibilità ambientale.
“Si tratta di un progetto ambizioso che ci vede coinvolti in prima linea a fianco di altri importanti partner europei sotto la guida scientifica dell’ENEA”, afferma Scordamaglia. “Oggi l”industria alimentare attraverso un’assunzione di responsabilità costante pone sempre più spesso la sostenibilità al centro delle proprie strategie: valorizzazione delle materie prime, riduzione dei consumi d”acqua (anche fino al 70% dagli anni ‘90 a oggi su una media europea del 40%), diminuzione dell”impatto energetico (-30% dei consumi in 20 anni), ottimizzazione del packaging, lotta agli sprechi sono solo alcune delle azioni messe in campo. Con queste premesse la Federazione non può che guardare con interesse a iniziative come queste che favoriscono processi di ‘greening’ e interventi sistemici mirati nella filiera agroalimentare unitamente alla diffusione sul mercato di modelli eco-innovativi”.
Il progetto si inserisce nelle attività promosse da Interreg MED, il cui scopo è quello di promuovere la crescita sostenibile nell’area del Mediterraneo incoraggiando la diffusione di idee e pratiche innovative che favoriscano un razionale uso delle risorse e che supportino l’integrazione sociale attraverso un approccio di cooperazione integrata. I 13 paesi aderenti al programma sono: Albania, Bosnia-Erzegovina, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta. Montenegro, Portogallo, Slovenia, Spagna e Regno Unito.
Fonti: Federalimentare, ENEA