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All’estero due piatti su tre colpiti dal falso Made in Italy

All’estero due piatti su tre colpiti dal falso Made in Italy

All’estero due piatti su tre colpiti dal falso Made in Italy. Sarebbe questa la frequenza con la quale la cucina italiana, uno dei massimi tratti distintivi dell’Italia nel mondo, viene oltraggiata oltre i confini nazionali.

La valorizzazione e la difesa di questo inestimabile patrimonio è stato l’obiettivo della “Prima settimana della cucina italiana nel mondo”, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in sinergia con il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Istruzione.

L’evento, presentato lo scorso 26 ottobre 2016 a Villa Madama, ha visto coinvolta l’intera rete estera della Farnesina che dal 21 al 27 novembre, in 105 Paesi, ha messo in piedi più di 1300 eventi. Concorsi, conferenze, degustazioni, cene a tema, mostre legate alla cucina e seminari tecnico-scientifici, che idealmente danno continuità ai temi sviluppati da Expo Milano 2015.

La kermesse ha però riacceso i riflettori sul triste fenomeno della contraffazione alimentare che continua a coinvolgere e danneggiare il Made in Italy nel mondo. Due piatti su tre, sarebbero infatti taroccati, tradizionali ricette italiche vengono rivisitate con l’aggiunta o la sostituzione di improbabili ingredienti, altre subiscono oltraggiose sottrazioni.

Ordinando un piatto di pasta alla carbonara in Belgio non sarà difficile vedersi servire una strampalata versione con panna al posto del pecorino; in Germania la cotoletta alla milanese verrà probabilmente cotta con olio di semi; in Olanda ci si dovrà accontentare di un triste tiramisù senza mascarpone.
L’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha il merito di valorizzare l’identità agroalimentare italiana, ha permesso di fare chiarezza sulle frequenti mistificazioni che nel mondo danneggiano il vero Made in Italy.

Colori, immagini, località, ricette e denominazioni che richiamano l’Italia sono gli strumenti principali utilizzati nell’agropirateria. Il mercato dei prodotti taroccati, che si stima valga più di 60 miliardi di euro, toglie spazio all’originale che si caratterizza per tradizioni, tecniche e territori unici.
Tra i prodotti più copiati troviamo i formaggi: Provolone, Gorgonzola, Asiago e Fontina. Negli Stati Uniti Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono sostituiti dal Parmesan prodotto in Winsconsin o in California nove volte su dieci.

Anche il pecorino romano vittima di questo fenomeno: ogni anno 25 milioni romano cheese prodotto senza un millilitro di latte italiano sono immessi nel mercato statunitense. Formaggi prodotti in Wisconsin, in California e nello stato di New York che ben poco hanno a che vedere con gli originali italiani. Sul suolo nazionale, le aziende devono rispettare restrittivi criteri produttivi che vanno dall’allevamento alla trasformazione del prodotto. A questo va aggiunto un severo sistema di controlli.

Anche salumi, extravergine di oliva e conserve di pomodoro sono spesso vittime di contraffazione.
È questo un fenomeno che causa danni economici e d’immagine al nostro paese. Si calcola che l’esportazione di prodotti italiani potrebbe triplicare se solo si riuscisse a fermare la contraffazione.

Fonti: Farnesina, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Coldiretti