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Diritti dei cittadini anteposti al segreto industriale

Diritti dei cittadini anteposti al segreto industriale

Diritti dei cittadini anteposti al segreto industriale. Sarebbe questa la conclusione pratica di una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che antepone il diritto dei cittadini di accedere alla documentazione relativa alle informazioni sulle emissioni nell’ambiente, alla tutela del segreto commerciale e industriale.

La sentenza mette la parola fine a due recenti cause giudiziarie che hanno coinvolto diverse organizzazioni ambientaliste.

La prima causa ha visto scontrarsi Stichting Greenpeace Nederland e Pesticide Action Network Europe (PAN Europe) con la Commissione Europea. Nel 2013, le due associazioni avevano richiesto, sulla base di un regolamento dell’Unione, l’accesso ad alcuni documenti riguardanti l’autorizzazione all’emissione in commercio di uno degli erbicidi più diffusi al mondo: il glifosato. La Commissione, però, non autorizzò l’accesso completo ai documenti, escludendone una parte perché contenente informazioni sulla composizione chimica dettagliata della sostanza e sul suo processo di fabbricazione, informazioni, queste, coperte da diritti di proprietà intellettuale. Greenpeace e PAN Europe non accettarono però il responso della Commissione e si rivolsero al Tribunale dell’Unione Europea. Il Tribunale accoglie il ricorso e, a questo punto, la Commissione chiede l’annullamento della sentenza alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

La seconda causa, invece, ha visto la Bayer, nota azienda chimica e farmaceutica, doversi arrendere alle pressioni di Bijenstichting, un’associazione olandese che si occupa della protezione delle api. L’associazione aveva infatti richiesto la divulgazioni di documenti riguardanti l’immissione sul mercato di alcuni prodotti fitosanitari e biocidi distribuiti dalla Bayer. La competente autorità olandese divulga solo una parte di questa documentazione generando il malcontento da entrambe le parti. Lo scontento della Bayer, che si opponeva totalmente alla divulgazione perché violazione ipotetica di informazioni coperte dal segreto industriale, e della Bijenstichting, che richiedeva l’accesso completo alla documentazione, ha fatto si che venisse interpellata ancora una volta la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

La Corte, dopo essersi espressa sulle controversie, ha approfittato per far chiarezza. In particolare, per emissioni nell’ambiente s’intende “il rilascio nell’ambiente di prodotti o sostanze, come i prodotti fitosanitari o i biocidi o le sostanze attive contenute in tali prodotti, purché tale rilascio sia effettivo o prevedibile in condizioni normali o realistiche di utilizzo del prodotto o della sostanza”. Le informazioni sulle emissioni nell’ambiente, invece, riguardano le informazioni sulle emissioni stesse (natura, composizione, quantità, data e al luogo di emissione) e le informazioni che permettono al pubblico di verificare se la valutazione delle emissioni effettive o ipotizzabili sia corretta.

«La sentenza stabilisce che le autorità devono pubblicare tutti gli studi utilizzati per le valutazioni dei rischi dei pesticidi, e non possono tenerli segreti per proteggere gli interessi commerciali delle aziende», afferma Federica Ferrario, responsabile della campagna per l’agricoltura di Greenpeace Italia. «In base alla sentenza odierna, sia le autorità europee che quelle nazionali dovrebbero d’ora in poi rendere pubblici questi studi in automatico, e non solo a seguito di richieste di accesso ai dati. Nelle valutazioni dei rischi dei pesticidi la trasparenza è di vitale importanza, dato che sono a rischio salute e ambiente», dichiara ancora Ferrario.

Fonti: Corte di giustizia dell’Unione europea, Greenpeace Italia