Crollo delle esportazioni Made in Italy verso la Russia
Crollo delle esportazioni Made in Italy verso la Russia. Mai così in basso, negli ultimi dieci anni, le esportazioni Made in Italy verso la Russia. Sarebbe questo l’effetto già causato dalle sanzioni imposte dall’Unione Europea nei confronti della Federazione Russa che non ha ancora provveduto ad applicare pienamente gli accordi di Minsk. Le sanzioni economiche, in scadenza il 31 gennaio 2017 e che colpiscono i settori russi della finanza, dell’energia, della difesa e dei beni, furono varate a seguito dell’annessione della Crimea e la destabilizzazione del Donbass, la regione orientale dell’Ucraina terreno di scontro fra esercito e filorussi.
La decisione dell’Unione Europea di prorogare le misure economiche per altre sei mesi preoccupa quindi l’economia italiana: le perdite già causate dalle mancate esportazioni si attesterebbero infatti intorno ai 10 miliardi di euro.
La Russia, in risposta alle misure punitive, applica dal 7 agosto 2014 un embargo totale, limitando di fatto l’ingresso nei propri territori di verdure, formaggi, carni, salumi e pesci, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. Le dure conseguenze di questa guerra commerciale si fanno tanto più evidenti se si considera che, nei cinque anni precedenti al blocco, le esportazioni agroalimentari italiane verso il paese guidato da Putin erano più che raddoppiate (+112%).
Tra le conseguenze negative delle sanzioni vi è, inoltre, l’inarrestabile crescita del falso Made in Italy. Salame Italia, mozzarella “Casa Italia”, insalata “Buona Italia”, Robiola “Unagrande”, mortadella Milano e Parmesan sono solo alcuni dei prodotti taroccati e realizzati rigorosamente in Russia. Alle perdite dirette dovute alle mancate esportazioni italiane in Russia, vanno quindi aggiunte quelle indirette causate dal danno d’immagine e di mercato subite dalla diffusione sul mercato russo di prodotti contraffatti ben lontani dagli standard qualitativi del vero Made in Italy.
A rischio anche il settore della ristorazione italiana che, a causa della mancanza di numerosi ingredienti originali, vede la scomparsa di molti piatti dai menù dei ristoranti.
Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, commenta “il prolungamento […] per altri sei mesi perpetua un errore strategico, proprio nel momento in cui si riaprono le prospettive di crescita del mercato russo.”
Le ripercussioni delle sanzioni e le conseguenti tensioni commerciali non danneggerebbero però solo l’agroalimentare italiano. Sono molti i settori produttivi, dalla moda alle auto, che starebbero subendo le conseguenze delle decisioni dell’Unione Europea.
Fonti: Coldiretti, Federalimentare, Il Sole 24 Ore