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Alimentazione e salute: consumiamo ancora troppo sale

Alimentazione e salute: consumiamo ancora troppo sale

Si è appena conclusa la Settimana Mondiale 2017 per la riduzione del consumo di sale promossa dalla World Action on Salt & Health (WASH), associazione che opera in tutto il mondo e che conta importanti partner in 95 Paesi dei diversi continenti.

Giunta alla XII edizione, la Settimana Mondiale per la riduzione del consumo di sale, è stata istituita nel 2005 con l’obiettivo di far pressione sulle aziende alimentari multinazionali per incoraggiarle a diminuire il sale nei loro prodotti e per incoraggiare i governi nazionali ad intraprendere campagne di comunicazione destinate a sensibilizzare i cittadini su questa tematica.

Sono alti i rischi in cui ci si più imbattere se ci si lascia andare ad un eccessivo consumo di sale. È noto da anni come una dieta ricca di sale comporti un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di contrarre gravi patologie dell’apparato cardiovascolare correlate all’ipertensione arteriosa, come l’infarto del miocardio o l’ ictus cerebrale. Seppur meno noto, l’eccessivo consumo di sale è anche associato ad altre malattie cronico-degenerative: tumori dell’apparato digerente, in particolare quelli dello stomaco, l’osteoporosi e la malattia renale cronica.

La maggior parte del sale che consumiamo ogni giorno proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato come pane e prodotti da forno, formaggi e salumi. Diviene quindi fondamentale limitare il sale aggiunto a casa, sia in cucina che a tavola.

Attraverso il Programma Guadagnare Salute, il Ministero della Salute, supportato da altre organizzazioni non governative come la Società italiana di nutrizione clinica (SINU) e il Gruppo di lavoro Intersocietario per la Riduzione del Consumo di Sale in Italia (GIRCSI) dell’Istituto superiore di sanità (ISS) e delle Regioni, si batte per aumentare la consapevolezza dei cittadini e rendere più facili le scelte salutari.

Come accennato, il pane è la prima fonte di sale nell’alimentazione degli Italiani. Proprio per questo, nell’ambito Programma, sono stati promossi accordi volontari con l’industria alimentare e con le principali associazioni nazionali dei panificatori artigianali per riformulare una ampia gamma di prodotti disponibili sul mercato.

Alcune ricerche dimostrerebbero come il nostro Paese sia ancora lontano dal raggiungere i valori di consumo di sale raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS considera la riduzione del sale un obiettivo possibile e una delle misure di sicura efficacia per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili. L’obiettivo è raggiungere entro il 2025 una riduzione dei consumi di sale a livello mondiale pari al 30%.

I consigli del Ministero per ridurre il consumo di sale sono i seguenti:

  • leggere attentamente l’etichetta nutrizionale per scegliere in ciascuna categoria i prodotti a minore contenuto di sale o a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio)
  • ridurre l’utilizzo di sale aggiunto sia a tavola che in cucina, preferendo il sale iodato, e utilizzando in alternativa spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto per insaporire ed esaltare il sapore dei cibi
  • limitare l’uso di altri condimenti contenenti sodio (dadi da brodo, salse, maionese ecc.)
  • ridurre il consumo di alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola)
  • evitare l’aggiunta di sale nelle pappe dei bambini, almeno per il primo anno di vita.

Fonte: Ministero della Salute

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