Gli italiani preferiscono la carne bianca a quella rossa
Crollano gli acquisti di carne rossa che registrano un -5,5% ; al contempo, nonostante costino meno, non c’è il boom delle carni bianche.
I consumi di carne rossa erano già in calo da alcuni anni, poi, ad aggravare la situazione è intervenuta la raccomandazione dell’Oms sulla presunta pericolosità di carne e salumi. La contrazione delle vendite riguarda principalmente le carni di vitello che lo scorso anno, nei primi sei mesi dell’anno, hanno subito un crollo delle vendite pari al -9,6%; per le carni di bovino adulto, invece, la contrazione è pari al 4,4%.
La carne bianca è preferita anche perché più economica. Lo scorso anno il consumo pro-capite di carne bianca nel nostro paese è salito a 21 kg. È la carne di pollo a trainare i consumi: nel 2016 il consumo pro-capite è stato di 15,33 kg; segue la carne di tacchino con un consumo pro-capite pari a 4,44 kg. In totale, quindi, se si considerano anche le altre specie avicole, il consumo di carni bianche è cresciuto del +2,7% rispetto al 2015.
I dati relativi al 2016, sono stati recentemente diffusi da Unaitalia, Unione nazionale delle filiere della carni e delle uova, che rappresenta la quasi totalità delle aziende del comparto.
Il calo dei prezzi
Ad incidere fortemente sull’andamento del settore c’è stato però il calo dei prezzi alla produzione, scesi di circa il 9%-9,5% rispetto al 2015. Si tratta di un trend che, nonostante l’aumento dei consumi, non ha garantito agli operatori del settore di guadagnare una seppur modesta marginalità. Diminuito, infatti, il fatturato del settore, che lo scorso anno è stato di circa 5.450 milioni di euro, in leggera diminuzione rispetto ai 5.600 milioni del 2015.
Nel commentare i dati, Aldo Muraro, Presidente di Unaitalia, ha dichiarato “il 2016 è stato un anno positivo per consumi ma non per redditività. Infatti, le quotazioni medie 2016 del pollo hanno registrato un sensibile ribasso rispetto al 2015, cui si è aggiunta una forte flessione anche nelle quotazioni del tacchino. La pressione dell’offerta, unitamente alle dinamiche di mercato dei prodotti freschi, in Italia, ma soprattutto in Europa, sta comprimendo e quasi soffocando una domanda certamente in aumento, ma non in grado di assorbire tutta l’offerta. Si prevede un 2017 con una produttività in leggero aumento ma controverso sotto l’aspetto economico”.
Un settore autosufficiente
I dati fanno luce anche su un altro aspetto importante della produzione italiana: il nostro paese produce il 105,5% delle carni di pollo consumate nel nostro paese, e addirittura il 122,9% delle carni di tacchino, a conferma di un settore completamente autosufficiente. In un momento storico in cui i consumatori italiani sono sempre più attenti alla qualità e alla provenienza dei prodotti che portano a tavola, il dato non può che rassicurare gli amanti delle carni bianche.
Si è registrato un aumento anche nel settore della produzione delle uova: 12 miliardi e 900 milioni (+0,5%) sono state quelle prodotte nel 2016. In questo caso, però, per soddisfare la richiesta interna è stato necessario ricorrere alle importazioni, comunque in calo rispetto al 2015.
“Nel 2016 si è tornati nuovamente ai volumi di uova prodotti prima del 2012 (anno di applicazione delle nuove norme sul benessere) con un ulteriore avvicinamento all’autosufficienza. Per il 2017 si prevede un ulteriore aumento delle produzioni e probabilmente anche dei consumi, ma l’incognita è la redditività. I primi mesi del 2017 sono però incoraggianti sul fronte dei prezzi” conclude Muraro.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Unaitalia