No a carne agli ormoni: è guerra commerciale tra USA e UE
Il 98% dei cittadini italiani si rifiuta di consumare carne trattata con ormoni. Questo è quanto rilevato attraverso un’indagine condotta da Coldiretti in collaborazione con Ipr Markeketing.
Il dato è stato diffuso in un momento storico importante per le relazioni commerciali tra l’Europa e gli Stati Uniti: il divieto comunitario di importazione della carne di manzo trattata con ormoni non è stato accettato di buon grado a Washington.
Da giorni circolano, infatti, indiscrezioni sull’elenco dei prodotti italiani ed europei sui quali potrebbero essere imposti dazi punitivi del 100% da parte dell’amministrazione guidata dal Presidente Trump. La misura, che ricadrebbe anche su alcuni prodotti simbolo del Made in italy come la vespa, potrebbe mettere a repentaglio, secondo uno studio elaborato dalla Coldiretti, ben 3,8 miliardi di esportazioni agroalimentari italiane.
Sin dagli anni 80 è in vigore il divieto di far entrare nel territorio europeo carne trattata con ormoni. Canada e Stati Uniti non hanno però mai accettato completamente questa decisione e, oltre 20 anni fa, nel lontano 1996, presentarono ricorso al World Trade Organization (l’ Organizzazione mondiale del commercio). I pesanti dazi applicati in passato avevano colpito numerosi prodotti provenienti dal vecchio continente come conserve di pomodoro, carne suina, il formaggio francese Roquefort, acqua minerale, cioccolato e succhi di frutta.
Il contenzioso era stato definitivamente archiviato nel 2009, anno in cui Bruxelles e Washington si accordarono e gli USA sospesero le sanzioni tariffarie per molti prodotti tipici europei in cambio della possibilità di esportare annualmente 45.000 tonnellate di carni bovine di alta qualità hormone free.
Già a dicembre dello scorso anno, attraverso un comunicato stampa, Assocarni si era espresso sulla questione:“pur ribadendo l’assoluta non negoziabilità del divieto di importazione nella UE di carne ottenute da animali trattati con ormoni, è necessario che l’UE si attivi con una soluzione tecnica che consenta agli Stati Uniti d’America di avere un contingente ad hoc di carne bovina hormone free che scongiuri il ritorno al cosiddetto carosello che colpiva con super dazi a rotazione semestrale le eccellenze alimentari europee esportate negli USA”
Si stima che, negli Stati Uniti, quasi un terzo degli allevatori utilizzi ormoni per incrementare la quantità di carne prodotta. Però, mentre negli USA il consumo di carne trattata con ormoni non è considerato rischioso per la salute, i legislatori europei, ancora dubbiosi sulla faccenda, preferiscono evitare ogni pericolo. Si tratta di due approcci originati da applicazioni divergenti del principio giuridico di precauzione: mentre negli Stati Uniti una sostanza viene vietata solo se ne viene provata la pericolosità, in Europa le diverse sostanze vengono ammesse solo se si dimostra che non rappresentino un rischio per la salute. Per lo stesso criterio, mentre negli Stati uniti è ammessa la vendita di organismi geneticamente modificati, nell’Unione Europea sono consentiti solo alcuni semi, dopo analisi estremamente complesse.
Fonte: Coldiretti, Assocarni, Corriere della Sera