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Torna in etichetta l’obbligo di indicazione dello stabilimento

Torna in etichetta l'obbligo di indicazione dello stabilimento

È stato approvato venerdì mattina dal Consiglio dei Ministri lo schema di decreto attuativo che reintroduce nel nostro paese l’obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione o di confezionamento dei prodotti alimentari.

L’obbligo, già stabilito dalla legge italiana, era stato soppresso come risultato del riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare.

Due i principali motivi che hanno spinto il nostro paese ad optare per la reintroduzione dell’obbligo: si  cercherà così di assicurare una corretta e completa informazione al consumatore e si punta a migliorare la tracciabilità degli alimenti. Quest’ultimo punto, in particolare, faciliterà il compito degli organi di controllo con i conseguenti benefici per la tutela della salute dei consumatori.

Soddisfatto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, che ha così commentato l’approvazione dello schema attuativo: “Questo provvedimento si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano. Per questo abbiamo voluto inserire di nuovo l’obbligo di riportare in etichetta lo stabilimento di produzione dei cibi. Diamo una risposta anche alle tantissime aziende che hanno chiesto questa norma e hanno continuato a dichiarare lo stabilimento di produzione nelle loro etichette. Il nostro lavoro non si ferma qui, porteremo avanti la nostra battaglia anche in Europa, perché l’etichettatura sia sempre più completa. La valorizzazione della distintività del nostro modello agroalimentare passa anche da qui”.

I tempi per l’entrata in vigore potrebbero essere ancora lunghi: si attende ora il parere delle Commissioni agricoltura di Camera e Senato. La legge di delega affida la competenza per il controllo del rispetto della norma e l’applicazione delle eventuali sanzioni all’ Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf).

Il provvedimento prevede un periodo di transizione di 180 giorni durante il quale potranno essere comunque utilizzate le etichette stampate prima dell’adozione del decreto; i prodotti già immessi in commercio, invece, potranno essere venduti fino a esaurimento scorte.

Le reazioni contrarie

Non sono mancati, però, i commenti negativi. Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare, intervistato dall’ANSA, ha commentato duramente l’obbligo di indicare la sede dello stabilimento produttivo in etichetta: “Aver abrogato l’obbligo di indicazione dello stabilimento d’origine in etichetta a livello comunitario e poi averlo reinserito con un provvedimento esclusivamente nazionale non applicabile ai prodotti alimentari fabbricati fuori Italia e mandati sugli scaffali del nostro paese è un grosso passo indietro che penalizza i produttori italiani e inganna i nostri consumatori”.

“Come sosteniamo da sempre – continua Scordamaglia – queste battaglie di trasparenza più che legittime vanno vinte a Bruxelles, altrimenti un qualsiasi imprenditore tedesco o francese con una semplice ragione sociale a qualsiasi titolo nel nostro paese può spacciarsi per italiano (senza obbligo di indicare la sede di produzione) con gravi danni per tutto il nostro sistema”.

 

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ANSA

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